Nucleare: Il Governo ci riprova e ricorre alla consulta per fermare il quesito referendario

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Nei giorni scorsi la Corte di cassazione si è espressa favorevolmente sullo svolgimento della consultazione sulle centrali nucleari, spostando l’attenzione su questioni diverse rispetto a quelle contenute nel “vecchio” quesito. Infatti la domanda referendaria va riformulata e bisogna prendere in considerazione le modifiche introdotte all’impianto normativo sull’energia proprio dal Decreto omnibus (il decreto 34, diventato poi la legge 75/2011). Tuttavia il Governo Berlusconi non si dà per vinto e con una lettera firmata da Gianni Letta ha chiesto all’Avvocatura generale dello Stato, di “intervenire” all’udienza della Corte costituzionale sull’ammissibilità del nuovo quesito sul nucleare dopo il via libera dato dall’Ufficio per il referendum della Cassazione. La decisione dovrebbe giungere martedi prossimo.
Nel dettaglio gli avvocati di Palazzo Chigi sollevano un conflitto di attribuzione ‘mascherato’ su chi debba ‘verificare la permanenza dell’originaria intenzione del legislatore’, sostenendo che il potere non spetta alla Cassazione. Secondo l’avvocatura quindi non si deve andare a votare perché il referendum “avrebbe a questo punto un oggetto del tutto difforme rispetto al quesito in base al quale sono state raccolte le firme”. Il quesito inoltre sarebbe inammissibile perché non sarebbe di tipo abrogativo, ma consultivo o propositivo.

Su questo argomento è intervenuto anche il Ministro Romani che precisa che al comma 8 dell’articolo 5 del decreto omnibus, è previsto che il Governo, su proposta dei ministri dello Sviluppo e dell’Ambiente, adotti entro maggio 2012 una strategia energetica nazionale, che dovrà, tra l’altro, indicare la diversificazione delle fonti e la strada per migliorare la competitività e per sviluppare le infrastrutture. Il programma strategico dovrà inoltre tener conto di quanto deciso a livello comunitario e internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, nonché, più in generale, sugli obiettivi in materia di clima. ‘La sentenza – ha aggiunto il Ministro – cambia la natura del referendum, che rischia di cancellare non il ritorno all’atomo, che non è in discussione, ma il coordinamento in sede europea sul tema della sicurezza e, cosa ancor più grave, la possibilità di elaborare una strategia energetica per sopperire al fabbisogno del Paese anche con fonti alternative’.

 


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