“De Rerum Naturae”: a Genova in mostra 'la natura delle cose'

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Prosegue fino al 17 novembre la mostra personale di Arturo Delle Donne “De Rerum Naturae” presso la VisionQuesT gallery di Genova.

Nel 1 secolo a.C. Tito Lucrezio Caro con il poema didascalico “De Rerum Natura” (La Natura Delle Cose) si faceva portavoce delle teorie di Epicuro sulla realtà della natura e il ruolo dell’uomo in un universo atomistico, materialistico e meccanicistico. L’uomo si libera dalla condizione di bisogno attraverso la produzione di tecniche, che sono comunque trasposizioni della natura. Egli affermava che il sapere razionale sulla natura si evidenzia attraverso un universo  infinito che segue le leggi naturali e che è indifferente alle azioni dell’uomo, alle sua visione distopica, alle sue forzature e trasposizioni.  L’universo è composto solamente da atomi e vuoto e l’uomo è anch’esso composto da atomi che, una volta che  il corpo muore, si disperdono nell’universo, per essere poi riutilizzati dalla natura.

Così come Lucrezio richiamava alla responsabilità personale dell’uomo incitandolo ad una presa di coscienza della realtà, una realtà dove l’uomo è vittima di passioni, desideri spesso difficili da comprendere e da gestire, Arturo Delle Donne in quest’ultima parte della trilogia “The Last Breath on Earth”, che esplora attraverso l’immaginazione il passato, presente e futuro dell’umanità, fa emergere la stessa trasposizione della natura accentuando il rapporto fra cibo e cultura, fra scienza ed arte  con un simbolismo quasi pittorico delle immagini – si ha infatti la sensazione di essere davanti a delle tavole di anatomia comparata dove attraverso la disciplina di sintesi e la comparazione fra le strutture anatomiche dei diversi gruppi di vertebrati, si pone l’obiettivo di individuare ed analizzare le cause della loro forma, della loro organizzazione strutturale e dei loro adattamenti – .

L’estrema semplicità della presentazione (così come nelle altre due sezioni della trilogia) con lo sfondo bianco, privo di qualunque elemento di contorno e di disturbo, serve a concentrare l’attenzione sui soggetti e a voler accentuare la posizione dell’animale in modo deterministico all’interno del ciclo vitale fatto di interazioni, in un processo continuo di cause ed effetti. L’animale diventa preda, essere inanimato, si  trasforma in un  simbolo culturale, cibo, bisogno primario, espressione di vita, condannato alla morte per  necessità, in un continuo, ancestrale rapporto di amore e odio, vita e morte.

Progetto ambizioso che cerca di comporre visivamente una sintesi fra arte e scienza, di riflettere sulle interazioni culturali e biologiche che appartengono al nostro pianeta: la fotografia in questo caso, ma l’espressione artistica in generale, hanno un valore solo in quanto rendono graditi ed accessibili alla mente gli importanti misteri della scienza? Lucrezio rendeva pienamente questo concetto attraverso l’immagine del fanciullo ammalato al quale si fa bere una medicina amara inumidendo con miele il bordo del bicchiere.

Nelle tredici fotografie che compongono “De Rerum Naturae” così come nell’intera trilogia, non vi è una vera e propria denuncia ma piuttosto un’esortazione a riflettere su quanto sia importante una presa di coscienza, di responsabilità sull’utilizzo e la gestione delle risorse, sul rischio di una perdita di diversità. Sull’errore di affermare che  la responsabilità di tali eventi appartiene ad entità fuori dalla nostra portata; nulla può essere prodotto dal nulla così come le cose, le nostre azioni, non possono svanire nel nulla.

 

Clelia Belgrado

A corredo della trilogia è stato pubblicato il volume fotografico (in lingua italiana, inglese e russa) “The Last Breath on Earth “, Edizioni Plan. ISBN: 8864440542

 

Scheda Tecnica:

 

13 fotografie stampate su carta fotografica e montate su Leger cm 100 x cm 100

Edizioni di 7 esemplari + 2 prove d’artista.
Didascalie: Nome scientifico dell’animale (in latino)


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