"Quale architettura per la catastrofe?" – 30 Maggio 2013 – Torino

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architetturacittàQuale architettura per la catastrofe?” è il titolo della conversazione pubblica che avrà luogo giovedì 30 maggio 2013 alle ore 16.00 presso le OGR (Sala Duomo) di Torino con l’intento di presentare al Festival Architettura in Città gli esiti del workshop “Architetture per la catastrofe”. Il workshop, organizzato a Torino nel mese di marzo dall’associazione culturale plug_in e dalla Fondazione OAT e coordinato dal critico di architettura Emanuele Piccardo e dall’architetto Anna Rita Emili, ha portato alla realizzazione in scala 1:1 del modulo abitativo M2, progettato da altro_studio (Anna Rita Emili, Barbara Pellegrino) e realizzato dallo sponsor tecnico del workshop Gandelli House.

Interverranno alla conferenza

Emanuele Piccardo, critico di architettura e coordinatore del workshop

Anna Rita Emili, architetto, coordinatore del workshop

Emiliano Ilardi, massmediologo, Università di Cagliari
Matteo Agnoletto, architetto, Università di Bologna, Facoltà di Architettura di Cesena

Davide Marazzi, architetto, progettista della nuova Chiesa di Medolla (Mo)

Don Davide Sighinolfi, sacerdote e committente della nuova Chiesa di Medolla (Mo)

Al termine Ferdinando Gandelli e i componenti di altro_studio condurranno una visita al prototipo.
Il progetto è nato a partire dalle riflessioni teoriche del numero tematico “Disaster” della rivista di architettura archphoto2.0 con l’obiettivo di adottare strategie progettuali per risolvere il problema dell’alloggio provvisorio post-catastrofe, nella fase intermedia tra le tende e la ricostruzione. Così il workshop ha definito una modalità di azione: progettuale, urbanistica e politica prendendo spunto anche dalle regole dettate dalla protezione civile americana (FEMA) adattandole al contesto italiano. Regole che guidano il cittadino prima, durante e dopo l’evento catastrofico, diversamente da quanto indica la Protezione Civile italiana.

La catastrofe, nel momento in cui si decide di affrontarla, è un fatto politico che determina scelte chiare e precise, come le aree dove alloggiare i cittadini, i comportamenti da avere e le tipologie delle abitazioni provvisorie evitando così situazioni disastrose, sia culturalmente che economicamente, come il progetto C.A.S.E. all’Aquila. All’interno del workshop, a partire da un sistema di alloggi modulari basati sul modulo quadrato 4×4 (questo genera un modulo base alloggio+patio di 8×4) si sono generate unità abitative di diverso taglio in relazione ai nuclei famigliari. Si sono studiate, all’interno del parco torinese Colonnetti, quale possibile area di sfollamento della popolazione in caso di catastrofe ambientale, le configurazioni urbanistiche per l’insediamento di 1000, 5000 e 8000 abitanti con standard urbanistici, in regime di emergenza, pari a 20mq/abitante (contro i 25mq/abitante in situazioni normali). È stato verificato che la configurazione ottimale per mantenere una elevata qualità abitativa sia quella da 5000 abitanti, mantenendo servizi come verde pubblico, parcheggi, e strade per l’accesso dei mezzi di soccorso. L’alloggio, concepito con la struttura portante in legno, assolve alle funzioni di facilità di montaggio (il 50% degli alloggi è pensato per essere realizzato in autocostruzione da squadre di operai non specializzati che si formano nei campi di accoglienza degli sfollati), modularità,sostenibilità (attraverso l’inserimento del patio-serra) e adattabilità alle esigenze dei fruitori. In contemporanea si è studiato il modo per comunicare ai cittadini e agli amministratori una procedura di azione, attraverso due guide distinte, la prima per il cittadino, pensata in forma di pieghevole, la seconda come un quaderno di istruzioni all’amministratore pubblico o al tecnico. Per la prima volta il sistema di alloggi è stato progettato non come un fatto casuale che impone una disposizione disordinata sul territorio, come è accaduto in Italia, dall’Irpinia all’Emilia, bensì studiando una progettazione urbana in modo che gli alloggi formino un piccolo quartiere orizzontale, con l’inserimento di funzioni pubbliche. In questo modo si cerca di ricreare quegli spazi pubblici urbani riconoscibili dai cittadini come piazze, spazi per l’educazione e la preghiera, ecc…


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