Galletti: per gli alberghi tempo di innovazione green

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 Il 79 per cento dei viaggiatori, stima di Legambiente, considera importante nella scelta dell’albergo il fatto che la struttura sia eco-friendly. E’ un interesse che muove le scelte soprattutto degli stranieri che vengono nel nostro paese per affari o per turismo. Ma questa sensibilità si sta facendo strada anche fra gli italiani che preferiscono sempre più strutturi turistiche che adottano delle scelte green sia nella realizzazione degli ambienti che nelle gestione dei servizi.

Da Ministro dell’Ambiente ho ascoltato quindi con il massimo interesse e con grande piacere gli interventi di chi lavora per imprimere a tutto il comparto della ricettività alberghiera italiana una impronta ambientale sempre più marcata.

E’ una strategia win-win, come si usa dire adesso, una strategia vincente sotto tutti i punti di vista. Infatti se, come accennavo, il brand “ecofriendly”, declinato in tante sigle e simboli, è sempre più un elemento di preferenza per gli ospiti degli alberghi, dall’altro una struttura sostenibile offre dei vangaggi anche a chi la gestisce.

Perché, per chi intende davvero operare interventi per la sostenibilità degli alberghi – e non fare solo “green washing”, cioè “apparenza” green senza sostanza veramente “eco” – la scelta della sostenibiltà è anche una scelta che comporta risparmi considerevoli che possono tradursi in prezzi più competitivi a parità di servizi. Pensate soltanto ai costi per l’energia. In albergo si vuole sentire, giustamente, caldo in inverno e fresco in estate. E già questo comporta spese considerevoli. Se poi aggiungiamo il fatto che nelle nostre città, sia i quelle d’arte che quelle di antica tradizione turistica balneare, molti alberghi sono ospitati da palazzi antichi con una tenuta termica molto carente, i costi per caldo e freddo che in buona parte vanno perduti, cresce ancora.

Da qui la scelta di realizzare impianti di energia rinnovabile per alimentare i servizi dell’albergo e, forse ancora più importante, operare quegli interventi per l’efficientamento energetico degli immobili, che sono peraltro sostenuti con l’eco-bonus fiscale. Ma ci sono anche altre agevolazioni e mi riferisco in particolare alla seconda edizione del “Conto Termico”, che entrerà in funzione il 31 maggio prossimo. Si tratta di una misura che incentiva interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. I beneficiari, imprese e privati, potranno accedere a fondi per 700 milioni di euro annui. Con il Conto Termico 2.0 è possibile riqualificare i propri edifici per migliorarne le prestazioni energetiche, riducendo i costi dei consumi e recuperando in tempi brevi parte della spesa sostenuta.

Per gli immobili di nuova costruzione o per i quali si prevedono ristrutturazioni profonde le soluzioni sono ancora maggiori, si possono progettare palazzi autosufficienti dal punto di vista energetico, si può ragionare di geotermia, di nuovi materiali di costruzione, di sistemi di gestione intelligente dell’acqua. E anche in questo caso il Conto Termico prevede incentivi crescenti in rapporto al risultato a cui si punta.

Quanto più alta è l’ambizione eco e quindi il risparmio, tanto maggiore è l’incentivo.

Si incentiva:

  • fino al 65% della spesa sostenuta per gli “Edifici a energia quasi zero”;
  • fino al 40% per gli interventi di isolamento di muri e coperture, per la sostituzione di finestre, per l’installazione di schermature solari, per le tecnologie di building automation, per le caldaie a condensazione;
  • fino al 65% per pompe di calore, caldaie e apparecchi a biomassa, sistemi ibridi a pompe di calore e impianti solari termici;
  • il 50% delle spese per la Diagnosi Energetica e per l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) per i soggetti privati, con le cooperative di abitanti e le cooperative sociali.

Insomma anche qui siamo in presenza di un intervento del Governo chiaro e serio per orientare verso la sostenibilità e l’efficienza energetica tutto il nostro patrimonio edilizio. E’ una opportunità che le imprese alberghiere non dovrebbero lasciarsi sfuggire. Il mondo sta cambiando velocemente e in tutti i settori chi prima entrerà in sintonia con le nuove sensibilità e le nuove esigenze, meglio posizionerà le proprie attività per il presente e per il futuro. Se vent’anni fa avessimo chiesto ad un turista quanto contava per lui il modo in cui il suo albergo o il suo villaggio turistico smaltiva i rifiuti, probabilmente il 90% avrebbe risposto che non si era mai posto il problema. Oggi sono certo che le percentuali sono invertite, e il 90% risponderebbe che è importante sapere che l’albergo fa una corretta differenziazione dei rifiuti. Ma credo abbia un peso importante anche tutta la questione “sprechi”. Io sono contento che questo tema stia diventando centrale nel nostro sistema economico. Dico sempre che lo spreco, quello di cibo ma tutto lo spreco in generale, è un crimine morale: – perché le cose sprecate potrebbero essere utilizzate da chi ha più bisogno e meno possibilità; – perché per realizzare cose che vengono buttate via si sono sprecate energia e materie prime che non sono infinite e che potevano essere conservate. Ad esempio mi fa piacere che in alcune città, in alcuni ristoranti stia prendendo piede quella che ormai anche noi chiamiamo la “doggy bag”, la busta con gli avanzi del ristorante che la gente ha pagato, che magari finirebbero buttati via e che invece si possono portare a casa e consumare o dare al cane, comunque utilizzare e non sprecare. Il tema sta diventando di moda, ed bello che ci sia una moda che fa bene all’ambiente e alle persone meno fortunate.

Qualche settimana fa a Trieste, alla riunione dei giovani amministratori dell’ANCI, ho sentito di un esperimento che sta prendendo piede in molte città ed è quello delle rimanenze last minute vendute a metà prezzo. Con un’app sul telefonino si viene informati del girarrosto che sta chiudendo ed ha gli ultimi due polli invenduti, della pizzeria cui è rimasta una teglia, del ristorante che ha un set di antipasti che rischiano di finire nella spazzatura. Anche in questo caso ci guadagnano tutti. I negozianti che avrebbero buttato quei prodotti, i cittadini che acquistano a metà prezzo prodotti freschi. Sul tema dell’ospitalità sostenibile si sta lavorando anche nel campo dei grandi eventi. Ad esempio abbiamo firmato a gennaio la “Carta di Cortina”, che è un manifesto sulla sostenibilità degli sport invernali ma anche della ricettività eco-friendly nelle zone montane in vista della candidatura di Cortina ad ospitare i mondiali di sci del 2021. La qualità ambientale di un distretto sciistico, la sua sostenibilità complessiva i comportamenti e i servizi eco adottati in pista, ma anche nelle città che ospitano gli appassionati dello sci, rappresentano una delle qualità importanti di una candidatura che la federazione internazionale degli sport invernali terrà presente nella scelta della città che ospiterà i mondiali. E non a caso nella “Carta di Cortina” prevede la introduzione di “target misurabili di riduzione degli impatti ambientali diretti e indiretti degli sport invernali sulla base dell’esperienza internazionale ed europea in tema di turismo sostenibile e auditing ambientale” e incentiva le iniziative in questa direzione del sistema ricettivo ampezzano. Sappiamo che l’Emilia Romagna con la sua tradizione di accoglienza e di servizi turistici è all’avanguardia anche in questa rivoluzione della sostenibilità degli alberghi e delle strutture ricettive. Dobbiamo non solo continuare così ma spingere sempre più sulla qualità “eco” della nostra offerta turistica. E’ un modo serio per consolidare il presente e per costruire nuovo sviluppo per il futuro.

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