Trattamento dei RAEE 2015: il dossier

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È stato presentato a Milano il primo rapporto intitolato “Il Trattamento dei RAEE 2015”, a cura del Centro di Coordinamento RAEE. Il dossier presenta i dati relativi ai quantitativi di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche gestite nel corso del 2015 dagli Impianti di Trattamento, aziende adibite al recupero e al riciclo dei RAEE secondo un trattamento specifico in base alle caratteristiche del singolo rifiuto. I dati sono acquisiti annualmente dal Centro di Coordinamento RAEE, come previsto dall’art. 33 del Decreto Legislativo 49/2014.

Nel 2015 sul territorio nazionale hanno operato un totale di 957 Impianti che si occupano di RAEE iscritti all’elenco gestito dal Centro di Coordinamento RAEE, di cui ben 473 situati nelle regioni del Nord Ovest, 196 nelle regioni del Nord Est, 149 nelle regioni del Centro, 101 nelle regioni del Sud e 38 nelle Isole.

A fronte di 883.882 tonnellate di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche immesse sul mercato, nel 2015 gli Impianti autorizzati hanno trattato 329.460 tonnellate di RAEE suddivise nei cinque Raggruppamenti, di cui il 79% – pari a 259.574 t – provenienti da RAEE domestici e il 21% – pari a 69.886 t – da RAEE professionali. In particolare, ben 259.582 tonnellate dei RAEE di origine domestica sono state trasportate dai Sistemi Collettivi associati al Centro di Coordinamento RAEE agli Impianti di Trattamento in Italia e all’estero, con una predominanza delle tipologie di rifiuti appartenenti al Raggruppamento 1 – Freddo e Clima (73.332 t) e al Raggruppamento 2 – Grandi Bianchi (72.434 t).

I dati raccolti permettono di monitorare la situazione del Paese alla luce dei nuovi obiettivi di raccolta stabiliti dalla Direttiva Europea 2012/19/UE a salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente e della salute umana. L’Italia nel 2015 ha raggiunto un soddisfacente tasso di ritorno del 36%, a fronte del target europeo che prevede il ritorno del 45% della media dell’immesso del triennio precedente entro il 2016 e del 65% entro il 2019.

Per migliorare ulteriormente il sistema RAEE in Italia e raggiungere i target qualitativi nel trattamento richiesti dalla Comunità Europea, a maggio 2016 il Centro di Coordinamento RAEE insieme alle associazioni di settore ASSORAEE, ASSORECUPERI e ASSOFERMET ha sottoscritto l’Accordo di Programma sul Trattamento dei RAEE. L’Accordo ha lo scopo di assicurare adeguati ed omogenei livelli di trattamento e qualificazione delle aziende del settore del trattamento dei RAEE domestici, tramite l’accreditamento delle stesse aziende presso il Centro di Coordinamento RAEE conformemente ai requisiti indicati nella specifica tecnica, sulla base di un audit specifico condotto da verificatori terzi. I Sistemi Collettivi, ai fini del trattamento dei RAEE di loro competenza, hanno l’obbligo di rivolgersi ai soli impianti accreditati.

”Presentiamo la prima edizione del Rapporto sul Trattamento dei RAEE, un altro importante strumento per rendicontare le quantità di RAEE avviati al recupero sul territorio nazionale e monitorare la situazione del nostro Paese rispetto agli sfidanti obiettivi comunitari – commenta Fabrizio Longoni, Direttore Generale del Centro di Coordinamento RAEE. “I risultati registrati nel 2015 sono soddisfacenti, ma non ancora sufficienti per raggiungere il target europeo di ritorno del 45% rispetto alle AEE immesse sul mercato, cui contiamo di arrivare entro il 2017. In questa direzione si muove anche il recente Accordo di Programma sul Trattamento, attraverso il quale vogliamo garantire una maggiore uniformità dei livelli di trattamento da parte delle aziende e raggiungere un livello qualitativo di eccellenza nella lavorazione di questa tipologia di rifiuti”.

Infine, i dati provenienti dagli Impianti di Trattamento consentono, se confrontati con quelli forniti dai Sistemi Collettivi, di fare delle considerazioni sulla presenza di flussi di RAEE che giungono direttamente agli impianti senza avvalersi del sistema organizzato dal Centro di Coordinamento RAEE. I quantitativi non tracciati da parte degli impianti autorizzati sfuggono al sistema di gestione regolato dalla legge e vanno ad alimentare il traffico illegale dei rifiuti, fonte di inquinamento ambientale e di distorsione economica.

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