Parlamento UE ratifica l’accordo sul clima

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Col via libera della plenaria dell’Europarlamento, l’Ue ratifica l’accordo sul clima di Parigi garantendone l’entrata in vigore entro un mese. “Un passo storico” per il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon. “Un grande segnale, che ci ricorda che sul clima c’è la vera Europa” per il ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti. Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker indica: “l’accordo di Parigi non sarebbe stato possibile senza l’Ue”.
Il sigillo politico è arrivato con un’ampia maggioranza dell’assemblea – 610 a favore su 679 votanti – ed è “storico” perché garantisce il superamento dei criteri minimi previsti per l’entrata in vigore dell’intesa di Parigi a livello globale. Proprio per questo motivo, nonostante Usa, Cina e India siano stati più rapidi nell’aderire all’accordo, l’Ue salvaguarda la sua leadership, ricavandosi un ruolo da protagonista alla prossima conferenza sul clima di Marrakesh (Cop 22).

Per accelerare il processo di ratifica, l’Ue ha dato il disco verde nonostante fossero solo sette gli Stati membri che avevano aderito all’intesa: Austria, Francia, Germania, Malta, Portogallo, Slovacchia e Ungheria. Intanto proprio oggi il consiglio dei ministri a Roma ha dato il via alla ratifica nazionale, col premier Matteo Renzi che ha annunciato: “E’ l’Italia che pensa ai propri figli”. E si auspica che nei prossimi giorni si aggiungano altri Paesi. Secondo le regole stabilite, l’intesa sul clima di Parigi può entrare a regime dopo 30 giorni dall’adesione di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni.

Fino ad oggi i Paesi erano 62 per quasi il 52% delle emissioni. Con l’ok dell’Ue (o meglio col peso dei sette Stati membri che hanno aderito) si aggiunge il 4,5% delle emissioni, quota che consente il superamento della soglia critica, e l’entrata in vigore. Un grande risultato, se si considera solo che per il protocollo di Kyoto c’erano voluti otto anni, mentre la COP21 di Parigi si è tenuta appena nove mesi fa. Il Segretario Generale dell’Onu, a Strasburgo per assistere al voto, ha espresso “apprezzamento per il ruolo guida della Ue nella lotta al cambiamento climatico”.  “Oggi abbiamo continuato a dimostrare leadership e dato prova che, insieme, l’Unione europea porta risultati concreti”, ha osservato Juncker. Un’unità che però non deve essere data per scontata adesso che l’Europa dovrà continuare a muoversi in modo coordinato su due fronti.
Da un lato l’Ue dovrà mantenere la sua compattezza verso l’esterno, alla prossima conferenza sul clima di Marrakesh al via il 7 novembre, dove sono in agenda i primi passi per attuare l’accordo di Parigi. 

Dall’altro, sul versante interno, col negoziato in corso dal 2015 sul sistema di scambio delle quote di emissioni (ETS) e con quello appena iniziato sulla ripartizione degli sforzi di riduzione delle emissioni di settori quali edilizia, agricoltura e foreste, trasporti (regolamento Effort Sharing). A Marrakech, resta da chiarire chi parlerà a nome di chi: saranno rappresentate infatti le tre istituzioni Ue e gli Stati che hanno proceduto con la ratifica. Per quanto riguarda il negoziato sulle quote di riduzione da assegnare ai diversi paesi, già il prossimo consiglio ambiente del 17 ottobre a Lussemburgo potrebbe mostrare la reale distanza tra gli appelli all’unità e la dura realtà degli interessi nazionali.

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